CHERATOCONGIUNTIVITE: situazione attuale

 

Durante la stagione venatoria 2003/04 sono stati osservati 17 esemplari di Camoscio con lesioni oculari sospette, non riconducibili direttamente ad episodi traumatici. I capi abbattuti presentanti questi segni provenivano dapprima dall'alta Val Pellice (Giulian) quindi dai confinanti valloni dell'alta Val Germanasca (Envie, Miniere, Giulian, Faetto). Al termine della stagione venatoria alla specie (metà novembre) osservazioni di animali malati sono state raccolte anche in sinistra orografica del Germanasca, nella zona Vergia/Longia.

Dagli esami veterinari di laboratorio condotti dal Centro nazionale di Referenza per le Malattie degli Animali Selvatici (CERMAS) sui campioni raccolti presso i Centri di Controllo, è emerso quanto sospettato, ovvero che gli animali erano colpiti da un'infezione di cheratongiutivite infettiva.

Durante l'inverno 2003/04, anche a causa dell'abbondante innevamento che ha impossibilitato per mesi l'accesso ad interi valloni, solamente due sono state le osservazioni di animali con lesioni oculari, nonostante il ritrovamento di numerose carcasse di animali in avanzato stato di decomposizione.

Camoscio maschio con lesioni bilaterali da cheratocongiuntivite infettiva. L'animale è stato avvicinato sottovento a pochi metri, prima che si accorgesse della presenza dell'uomo. (Foto M. Giovo)

Nei primi mesi della primavera 2004 non si sono registrati avvistamenti di animali con comportamenti o lesioni sospette, ma durante il mese di maggio vengono nuovamente avvistati un camoscio ed alcuni esemplari di stambecco malati nel vallone di Massello, in Val Germanasca.

Un giovane maschio di stambecco viene catturato vivo nei pressi dell'Alpe Lauson in collaborazione con il Servizio Vigilanza della Provincia di Torino e l'Azienda faunistico venatoria "Valloncrò"; si vuole verificare la possibilità di recuperarlo mediante una terapia farmacologica. Dopo tre settimane di cure le lesioni apparivano quasi completamente regredite e l'animale era in grado di essere reimmesso in natura. Contrassegnato con marche auricolari colorate, in data 26 maggio il giovane stambecco (battezzato Yoyo) veniva rilasciato a Balziglia (Massello), ma subito presentava anomalie di comportamento che tradivano evidenti difficoltà di vista. Osservato ancora per alcuni giorni nei pressi della borgata, non veniva successivamente più avvistato.

L'insuccesso dell'operazione, nonostante i segni clinici di guarigione, dimostra come sia impensabile un recupero sanitario degli animali e come convenga assolutamente lasciare che la malattia faccia il suo corso, selezionando i capi più deboli e immunizzando quelli più forti in grado di superarla guarendo.

Una fase della cattura del giovani maschio in Val Germanasca. (Foto M. Giovo)

Il perdurare e il nuovo espandersi dell'infezione hanno quindi indotto gli Enti e gli Istituti preposti alla gestione della fauna operanti nel territorio interessato dalla problematica a ritrovarsi in data 24 maggio 2004 per istituire un piano di monitoraggio al fine di valutare lo stato sanitario dei Bovidi Alpini e la situazione dell'infezione (diffusione, morbilità).

Il monitoraggio ha coinvolto dapprima gli Enti e gli Istituti faunistici operanti in Val Pellice e Val Germanasca (CATO1, Provincia di Torino Servizio Tutela della Fauna e della Flora, ASL 10 Servizio Veterinario, Parco Naturale Val Troncea, Azienda faunistico venatoria "Valloncrò" quindi, prevedendo una possibile espansione della malattia, è stato esteso anche a quelli ricadenti in Val Chisone (Parco Naturale OrsieraRocciavrè e Azienda faunisticivenatoria "Albergian").

Nel primo periodo di attuazione del monitoraggio (25 maggio l° luglio 2004) vengono realizzate 41 uscite di campo rivolte all'osservazione diretta degli animali, per un totale di circa 245 ore di ricerca. Vengono monitorati sia i principali valloni dove si erano registrati gli abbattimenti di Camosci durante l'autunno 2003, sia quelli dove si sono osservati i nuovi casi, sia quelli potenzialmente oggetto di un'espansione dell'infezione.In totale vengono effettuate 1.088 ossevazioni di Camoscio (di cui 17 malati); 532 di Stambecco (di cui 36 malati) e 23 di Muflone.

Maschio di stambecco colpito dall'infezione. (Foto M. Giovo)

A parte un caso di Camoscio osservato in località Colletta delle Faure (Bobbio Pellice) in occasione del censimento ed uno dubbio in località vallone di Faetto (Perrero), le osservazioni degli animali malati sono concentrate nel territorio dell'Azienda faunistica "Valloncrò" e nelle zone immediatamente limitrofe.

Nei mesi di luglio e agosto e durante il censimento dello Stambecco, vengono raccolte le prime osservazioni di animali malati nel Parco Val Troncea e nelle Valli Argentera e Thuras (Alta Val Susa  CATO2).Dai dati raccolti emerge quindi come l'infezione sia tuttora in corso e come l'area maggiormente colpita sia al momento il territorio dell'Azienda faunisticovenatoria "Valloncrò", il Parco Naturale Val Troncea e parte dell'alta Val Susa (CATO2).

Altrove, nel CATO1, dove l'infezione era diffusamente distribuita in periodo di caccia, la presenza attuale di animali malati appare sporadica.

Recentemente siamo venuti a conoscenza del ritrovamento durante l'inverno 2003/04 di tre camosci malati e l'osservazione a fine giugno 2004 di due stambecchi infetti nel vallone francese del Guil (Queyrasl, al confine con l'alta Val Pellice.

 

Distribuzione degli abbattimenti e delle osservazioni di camosci con lesioni sospette da settembre 2003 a metà maggio 2004.

Il Servizio veterinario dell'ASL 10 ha inoltre condotto in questi mesi un diffuso campionamento sui greggi ovicaprini monticanti nelle nostre valli al fine di verificare lo stato sanitario di questi animali in relazione all'infezione. Come è noto infatti la cheratocongiuntivite è una patologia facilmente trasmissible fra domestici e selvatici che condividono gli stessi pascoli estivi.

Il monitoraggio sui Camosci è tuttora in corso e vengono ben gradite tutte le segnalazioni di osservazioni di animali con lesioni sospette che vorrete fornirci.

Allo scopo di valutare la condizione sanitaria di animali anche apparentemente sani ed il grado di immunità diventa inoltre ancora più importante la raccolta dei sieri degli animali abbattuti, per la quale ancora una volta si rivolge un caloroso invito.

Si ringrazia tutti coloro che hanno partecipato all'attività di monitoraggio e coloro che collaboreranno, a vario titolo, allo studio ed all'analisi dell'evolversi dell'infezione.

Si ricorda, ancora una volta, che la cheratocongiuntivite è una malattia degli ovini e dei caprini domestici e selvatici, che non colpisce altre specie animali (bovidi, cervidi) nè tanto meno l'uomo.

Distribuzione delle osservazioni di camosci con lesioni sospette nel periodo 16 maggio - 1 luglio 2004