I CERVI DEL RIPOPOLAMENTO 2002: Autunno 2003 – Inverno 2004/2005

 

Nell’ultimo aggiornamento sui cervi immessi nel febbraio 2002, la situazione sulla loro localizzazione era presentata fino all’estate 2003 (v. Notiziario n. 11).

Per quel che riguarda il secondo inverno, il gruppo più consistente di femmine radiocollarate ha di nuovo frequentato la bassa Val Chisone, nell’area limitrofa al Bric dei Pini, fino all’inizio della primavera. Alcune cerve hanno raggiunto l’area di svernamento già in settembre, altre tra ottobre e novembre.

La femmina radiocollarata che aveva trascorso il primo inverno nella zona di Faetto (sempre sul Comune di Pramollo) ha nuovamente frequentato la destra orografica del Rio Risagliardo, orbitante intorno al versante nord del monte Castelletto e alla zona del Sangle. Infatti, nonostante a inizio agosto venisse localizzata nella zona dei Pini, dopo la metà del mese era tornata nei pressi del Castelletto. Infine questa cerva, nonostante non fosse mai stata localizzata dall’epoca del rilascio in poi sul fondovalle, scendeva di quota, forse a causa dell’ennesima nevicata copiosa dell’inverno 2003/2004, e veniva ritrovata morta annegata in un canale nei pressi di Malanaggio. Con questo caso salgono a quattro gli animali morti per cause non naturali, tra quelli marcati.

Per quel che riguarda invece la femmina che nell’inverno precedente era scesa fino a raggiungere San Secondo, questa, dopo aver trascorso l’estate nel vallone di Riclaretto, ha svernato tranquillamente con la maggior parte delle femmine nella zona dei Pini.

L’unico soggetto radiocollarato che aveva passato il suo primo inverno nella bassa Val Germanasca, nello specifico all’interno del Vallone delle Cabote, ha cambiato completamente area di svernamento: dopo l’estate e parte dell’autunno nell’alto vallone di Riclaretto, a inizio inverno è stata ritrovata a circa otto chilometri e mezzo di distanza, nella zona tra il Chiotasso, Pralarossa e la cresta di Rognosa, nel territorio del Comune di S. Germano limitrofo a Prarostino; proprio quest’area era stata visitata dal soggetto in un “giro di perlustrazione” del territorio 21 mesi prima, un mese dopo il rilascio degli animali. Indubbiamente le caratteristiche ambientali e di esposizione del versante sono migliori per lo svernamento rispetto alla zona scelta nel primo inverno.

Nella primavera, aprile è stato generalmente il mese interessato dallo spostamento degli animali radiocollarati dall’area di svernamento verso il quartiere di estivazione: alcune femmine hanno percorso in pochi giorni diversi chilometri per portarsi nel vallone di Riclaretto, come quella che partendo dalla zona di Pralarossa si è portata nei pressi dell’Albarea, a Riclaretto (oltre nove chilometri in linea d’area di distanza) o come quella che dal versante sud dei Pini nella medesima epoca l’ha raggiunta nella stessa zona, percorrendo sei chilometri in linea d’aria; altre invece hanno frequentato per un periodo la cresta tra Pramollo e San Germano, risalendola verso il Lazzarà; da qui alcune hanno proseguito e raggiunto il quartiere di estivazione nell’alto vallone di Riclaretto, altre hanno frequentato maggiormente la cresta tra il vallone delle Cabote, il Truc Lausa e il Lazzarà.

Le femmine munite di trasmittente sono rimaste generalmente tranquille fino al mese di ottobre, quando hanno iniziato a ripercorrere in senso inverso il cammino verso l’area di svernamento, che vede la riconferma delle pendici sud ed est al di sotto del Bric dei Pini come luogo prescelto. Un’unica femmina è rimasta fino a tardi (complice un autunno e inverno con precipitazioni nevose quasi assenti) nel quartiere estivo, spostandosi semplicemente dall’alto vallone di Riclaretto verso la zona del Lazzarà nel pieno dell’inverno: si tratta della femmina che l’inverno prima (ricco di neve già nell’autunno) era arrivata in prossimità della Rognosa e di Pralarossa.

Le radiotrasmittenti hanno permesso di verificare come gli spostamenti compiuti dagli animali siano a volte di entità anche consistente e repentini, e non siano per forza ripetuti nel tempo; le femmine  radiocollarate possono trascorrere alcuni periodi insieme in determinate aree, ma non per forza il gruppo rimane sempre stabile: alcune volte certe cerve si spostano per conto proprio (o perlomeno non con altre con la radio) in aree relativamente distanti e vengono raggiunte successivamente o si ritrovano poi in una zona ancora diversa oppure nel quartiere invernale; oltretutto un soggetto ha dimostrato una variabilità e un’indipendenza ancora maggiori, scegliendo sempre nuove aree di svernamento, nelle quali non è mai stata accompagnata da altre femmine con la trasmittente, nonostante trascorra l’estate nelle vicinanze di altre sue simili.

Per quel che riguarda gli altri animali, alcuni esemplari erano risaliti in direzione del Grandubbione nel 2003: questo gruppetto potrebbe essere composto da alcuni dei soggetti che erano scesi precocemente in Val Chisone nell’anno di immissione e che avevano frequentato i prati di fondovalle, dove però non sono stati più segnalati negli ultimi dodici mesi; gli altri potrebbero essere risaliti verso la cresta di Pramollo e essersi ricongiunti con alcune delle femmine adulte radiocollarate o frequentare le pendici montane di Inverso Pinasca. Proprio sulla strada di fondovalle di questo Comune era stato trovato morto, in seguito ad investimento, un giovane cervo nel dicembre del 2003 (un altro esemplare pare avesse fatto una fine analoga alcuni mesi prima).  

Infine si sono avute sporadiche segnalazioni di cervi maschi solitari in bassa Val Chisone e nel vallone di Pramollo, dove soggetti giovani erano individuati insieme ad alcune femmine con i piccoli.

Inoltre nell’estate del 2003 è stato osservato un giovane maschio (probabilmente un daguet) sui versanti a nord del Vandalino: l’animale non era provvisto di marche auricolari e la sua provenienza rimane incerta, potrebbe avere avuto origine dal nucleo rilasciato a Pomeano come dalla Val Po. Per i cervi segnalati nell’inverno precedente nella zona bassa della Val Pellice non si sono avute più notizie.

Le segnalazioni fornite dai soci (e non) possono essere molto interessanti e utili, per questo si ringrazia tutti coloro che hanno dato finora il loro contributo, fornendo indicazioni tempestive e precise sui propri avvistamenti ai tecnici del CA; si ricorda quanto sia preziosa anche l’identificazione della marcatura auricolare (quando presente), la quale è l’unica indicazione che permette il riconoscimento individuale dell’animale. Grazie per la collaborazione che vorrete ancora dimostrarci!

 

Email: info@catouno.it

28 febbraio 2005