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Le elaborazioni raccolte nella presente relazione rappresentano il risultato finale dell’analisi dei dati conclusivi della stagione 2007, inerenti la gestione del rilevamento e del risarcimento dei danni arrecati dalla fauna selvatica e dall'attività venatoria alle colture agricole sul territorio del CATO1.

Il numero di domande presentato nel 2007 è di 119; torna così a scendere a valori di molto inferiori agli anni 2002 e 2006, dove ci sono stati due picchi nel numero delle richieste (superiori alle 160).

Per quanto riguarda il periziato si raggiunge il minimo storico degli 11 anni di riferimento: 30.900 Euro in totale, oltre 11.000 Euro in meno alla media del periodo.

Le superfici danneggiate sono di poco superiori solo al 1998 e al 2004, con 84,5 ha danneggiati.

Per quanto riguarda le variazioni a carico delle colture danneggiate, esse hanno interessato:

i prati, passati da 20 a 13 ha (erano 8 ha nel 2005, minimo storico e 85 nel 2002, massimo registrato); rappresentano nel 2007 il 29%, contro il 37% dell’anno precedente.

I pascoli sono danneggiati per 70 ha, erano 94 ha nel 2006, mentre la percentuale passa dal 44% dell’anno passato  al 48%.

Per quel che riguarda le varie coltivazioni, il mais scende ancora rispetto ai 0,9 ha nel 2006, portandosi con 0,3 ha vicino al minimo storico dell’annata 1997 (0,24 ha) sempre più contenuto con la percentuale sul totale dei danni sempre assestata sul il 3%.

Le superfici a patate sono scese al minimo storico con soli 360 mq danneggiati con 5 sole domande, mentre nel 2006 i metri quadrati erano 1.200 con 11 domande; la percentuale dall’anno precedente passa dal 7 al 4%.

La segale rimane una coltura marginale, danneggiata su 1.400 mq con 2 sole domande (erano 2.000 mq nel 2006), pari al 2% del daneggiato.

Per la categoria “altro” (che comprende frutteti, ortaggi ecc.) si sale ancora di numero con 18  domande (il picco massimo di 21 è stato nel 2001), nel 2006 le domande erano 13 (l’8% del totale delle colture), mentre la percentuale sale così nel 2007 al 14%.

Per quanto riguarda il contributo medio per ogni domanda è di 260 Euro, quasi uguale ai 248 Euro di media del 2006.

La media maggiore è in Val Germanasca con 369 Euro, seguita dalla Val Pellice con 259 Euro, quindi la Val Chisone con 185 Euro e 153 di media nel Pinerolese pedemontano.

Allo stesso modo, paragonando le medie delle superfici danneggiate per i diversi distretti si ottiene che:

Ø      per la Val Pellice la media di superficie danneggiata per domanda è pari a circa 7.400 mq, con una spesa media di 352 Euro a ettaro, contro gli 8.300 mq e 309 Euro di media del 2006;

Ø      per il Pinerolese pedemontano 700 mq in media a domanda e 2.000 Euro a ettaro (si tratta in gran parte di domande per colture a mais), contro i 1.200 mq e una media a ettaro di 1.130 Euro nel 2006;

Ø      per la Val Germanasca la media 12.000 mq, la spesa media di 307 Euro medi a ettaro, (erano 11.200 mq e 327 Euro nel 2006);

Ø      infine per la Val Chisone la media è di 3.200 mq con 572 Euro medi per ettaro (3.100 mq  e 555 Euro nel 2006).

 

La specie responsabile della maggior parte dei danni rimane sempre il Cinghiale, con una diminuzione ancora più netta rispetto all’anno precedente: il suide è causa di danno per l’85,2% del periziato (contro il 90,4% del 2006, era il 93% del 2005), pari a 26.300 Euro sui 30.900 Euro totali; l'impatto del Cervo nel 2007 sale ma rimane abbastanza marginale, con 713 Euro di indennizzo, pari al 2,3% del periziato (era lo 0,7% nel 2006); al contrario il Capriolo scende rispetto al 2006, con i 449 Euro d’indennizzo contro i 1.455 Euro del 2006, diventando ancora più marginale tra le specie causa di danno nel CATO1 con l’1,5% di periziato a suo carico (era il 3,6% nel 2006); per quel che riguarda invece i danni da Corvidi nel 2007 sono saliti a 3.400 Euro da 2.113 nel 2006, pari all’11,1% del periziato (contro il 5,3% dell’anno precedente).

La percentuale maggiore di domande ricade in Val Pellice, il 64% (lieve flessione negativa, era il 65% nel 2006) delle richieste pari a 76 su 119; la Val Germanasca ha avuto di nuovo una flessione verso l’alto, passando dal 12 al 16% con 19 domande.

La Val Chisone invece ha visto un decremento delle domande passando dal 20 al 13%, con 16 domande (erano 32 nel 2006); il settore del Pinerolese pedemontano ha 8 domande contro le 6 del 2006, pari al 7% sul totale (4% nel 2006).

Per quanto riguarda l'ammontare dei risarcimenti periziati, il 64% (-3% rispetto al 2006) si riferisce a danni ricadenti in Val Pellice. Questo fenomeno appare ancora in contrasto con il fatto che questo distretto occupa solamente (al netto degli istituti di protezione) il 35% della superficie totale del CA e che, nel 2007, il 37% del totale dei Cinghiali prelevati nel CA è stato abbattuto in Comuni di questa Valle (percentuale proporzionata al territorio). Esiste maggiore proporzionalità tra i cinghiali abbattuti in Val Germanasca (11% del totale) con gli indennizzi periziati in tale settore (23%); il pinerolese pedemontano ha maggiori cinghiali abbattuti rispetto ai danni, il 14% contro il 4% del periziato, mentre in Val Chisone la differenza è ancora maggiore, con gli abbattimenti che rappresentano il 38% sul 32% della superficie totale del CA contro solo il 10% del periziato.

Questo è un sintomo, come già evidenziato nel Piano di Programmazione Pluriennale per la Gestione degli Ungulati, della diversità sul territorio in quanto a sensibilità e risposta al fenomeno “danni” da parte delle popolazioni locali, correlata anche ad una maggiore presenza e utilizzo del territorio a fini agricoli da parte della popolazione della Val Pellice rispetto al resto del territorio del CATO1.

Scendendo nel dettaglio, i Comuni col più alto numero di danni periziati nel 2007 sono stati:

al primo posto Villar Pellice, con circa 4.700 Euro di danno e 12 domande, la metà del 2006 (erano 24 con 6.100 Euro di danno); segue Prali, con 3.900 Euro e 6 domande (nel 2006 era Bobbio Pellice al secondo posto). Il terzo Comune è Angrogna con 19 domande (più dello scorso anno) e 3.800 Euro di periziato (nel 2006 4.000 Euro); segue Bobbio Pellice con 3.100 Euro su 10 domande; al quinto posto c’è Perrero con 2.300 Euro di danno su 11 domande. Questi primi 5 Comuni (di cui due ricadenti fuori dalla Val Pellice) sono interessati dal 58% del periziato totale, pari a 18.000 euro circa.

Per quanto riguarda la distribuzione temporale nella presentazione delle domande secondo il mese di denuncia, il picco massimo cade di nuovo nel mese di settembre, in coincidenza all’approssimarsi della fine del periodo degli alpeggi (20 domande comprensive di “pascolo” e  5 di “prato”) con un totale di 28 domande e con  la presenza della maggior parte di danni sui campi di mais; segue il mese di ottobre, con 20 domande e subito dopo quello di agosto, con 17.

Il dato riguardante i pascoli  non è strettamente correlato con il periodo di effettiva realizzazione del danno da parte degli animali selvatici: spesso infatti il richiedente aspetta la fine del periodo di monticazione per produrre la domanda, la quale si riferisce ai mesi precedenti nel complesso. 

 

Tutte le perizie effettuate sono state liquidate nei pagamenti con le due trance di versamenti previste, dopo il primo semestre e dopo il secondo semestre, essendo sufficienti i fondi regionali per la loro liquidazione.

 

Dal 1997 il CATO1 eroga dei contributi per opere di prevenzione dai danni causati dagli ungulati, costituite essenzialmente da recinzioni metalliche o elettrificate in bordura di appezzamenti coltivati di medio-piccole dimensioni. Nel corso del 2004 è partito un progetto parallelo all’erogazione di detto contributo con la sperimentazione di varie metodologie per la prevenzione (dalle recinzioni elettrificate a dissuasori visivi e olfattivi), dalla quale si sono ottenute maggiori indicazioni sulla tipologia d’intervento migliore da adottare a seconda della coltura interessata, dell’ambiente circostante e della/delle specie possibile causa di danno.

Nel corso del 2007 sono state approntate e verificate 18 opere di prevenzione: di queste 5 hanno riguardato recinzioni elettrificate e 13 recinzioni con rete metallica o plastificata. La prima metodologia è stata adottata per due ampie zone montane una a prato e una a pascolo, oltre a due campi di patate  e un prato, quest’ultimo in zona collinare.

Nella relazione sono presentati i seguenti dati:

 

 

1.      evoluzione dell'ammontare dei danni e del numero di richieste dal 1997 al 2007,

 

2.      suddivisione per Comune dell’ammontare dei danni e delle superfici danneggiate per tipologia di coltura nell’anno 2007;

3.      ammontare di danno per specie responsabile (anno 2007) e impatto di ciascuna specie sulle diverse colture; ;

 

 

 

4.      numero di richieste di risarcimento per tipologia di coltura suddivise per Comune;

5.      valutazione in percentuale del numero dei danni per coltura danneggiata;

 

 

 

6.      suddivisione danni per specie responsabile suddivisi per Comune per indennizzo di domande;

 

 

7.      dettaglio per la specie cinghiale: indennizzi e numero di richieste riferite alla specie dal 1997 al 2007;

8.      distribuzione temporale delle richieste secondo il mese di denuncia;

 

 

 9.      impatto della fauna selvatica sulle colture agricole dal 1997 al 2007;

 

10.  suddivisione per coltura delle superfici colpite dai danni dal 1997 al 2007; ;

 

 

 

11.  cartografia dei danni secondo il numero delle domande;

12.  cartografia dei danni secondo l’indennizzo;

 

 

 

13.  cartografia della distribuzione dei danni per singola coltura danneggiata;carte pagg.;

 

14.  cartografia della distribuzione dei danni per singola specie responsabile; carte pagg. 20-23.